“Il filosofo è un tizio che risolve dei problemi che non sapevamo di avere, in una maniera che non riusciamo a capire.”
Così esordì il mio professore di filosofia del liceo, Lorenzo Scarpina, Il primo giorno di scuola. Visto che sono passati 45 anni e passa, direi che la frase ha fatto breccia nella mia mente. Oggi, quando Davide mi ha segnalato questa app, ho provato la stessa sensazione. Perché F-Droid è esattamente questo: un posto dove trovi app che risolvono problemi che non sapevi di avere, in modi che Google Play non ti permetterebbe mai di scoprire.
Il problema? Gli smart glasses. Non sto qui a raccontarvi che il mondo si sta per riempire di spioni volontari al soldo di Palantir. Sarebbe troppo facile, troppo cinematografico. La verità è molto più sottile, molto più ridicola e, proprio per questo, molto più pericolosa: il mondo si sta per riempire di spioni volontari al soldo di Palantir, solo che loro non lo sanno. Gli smart glasses non li comprano le spie. Li comprano i fighetti del cazzo.
Quelli che credono di avere un gadget social che li renderà più cool, più smart, più avanti di te che sei ancora lì col tuo stupido telefono in mano. Li indossano come status symbol, come si indossavano i Google Glass nel 2013 con quel sorrisetto da “io sono il futuro, tu sei il passato”. Ed è vero: loro sono il futuro. Ma non nel senso che credono. Perché questi strumenti, come i loro smartphone, come i loro smartwatch, come ogni device connesso che si siano mai comprati, soddisfano sì il loro esibizionismo. Li fanno sentire fichi, tecnologici, all’avanguardia. Ma il problema è che loro, senza saperlo, lavorano per la CIA, perché il vero scopo di queste diavolerie è raccogliere dati.
Solo che prima, con lo smartphone, con lo smartwatch, con l’elettrocardiogramma portatile, i dati raccolti erano i loro. E a loro, onestamente, non è mai fregato niente. “Tanto non ho niente da nascondere”, dicevano. E infatti hanno riempito Instagram di foto dei loro figli, hanno condiviso la posizione del ristorante preferito, hanno permesso a Google di sapere esattamente a che ora escono di casa ogni mattina. Dati loro. Affari loro. Scelta loro.
Questa volta no. Questa volta, quando il fighetto col Meta Ray-Ban entra al bar e si mette a registrare (e anche quando non si mette a registrare), i dati che sta raccogliendo non sono i suoi. Sono i TUOI. La tua faccia. La tua voce. La tua conversazione al tavolo accanto. Il tuo gesto di stizza quando il vino fa schifo, la tua espressione quando parli di qualcosa di privato. Lui pensa di essere figo. In realtà sta facendo la sorveglianza per conto di Google. Gratis, peraltro, ma questi sono problemi suoi. I problemi tuoi sono che tu non hai scelto niente.
Ma ecco che qualcuno ci pensa: e crea l’app che ti restituisce la vista. Si chiama Nearby Glasses. È open source, licenza AGPL-3.0, firmata da Yves Jeanrenaud, disponibile su IzzyOnDroid dal febbraio 2026. Se volete installarla, dovreste aggiungere il repository IzzyOnDroid sul vostro F-Droid, oppure, più semplicemente, potete scaricarla da qui. Fa una cosa semplicissima: scansiona il Bluetooth LE intorno a te e cerca i codici identificativi dei produttori di smart glasses.
I codici sono pubblici, nel registro Bluetooth SIG:
- 0x01AB — Meta Platforms (ex Facebook)
- 0x058E — Meta Platforms Technologies
- 0x0D53 — Luxottica (producono i Meta Ray-Ban)
- 0x03C2 — Snapchat (gli Spectacles)
Se uno di questi ID è nei paraggi, l’app ti avvisa. Non ti dice chi è. Non ti dice dove guardare. Ti dice solo: “c’è un paio di occhiali del cazzo nelle vicinanze”. Poi tocca a te.
Il problema che avevamo e non sapevamo: fino a ieri, la sorveglianza era roba da governi e grandi corporation. Oggi è roba da sfigati che si credono fighi. E questo la rende molto più pericolosa, perché non puoi prevenirla, non puoi denunciarla, non puoi neanche sapere che sta accadendo. Perché il fighetto non lo fa con cattiveria. Lo fa perché è un coglione. Perché ha comprato il gadget senza chiedersi cosa fa veramente. Perché il led che segnala la registrazione si disabilita in tre secondi con un firmware custom, e lui non lo sa neanche, o gli hanno detto che “non si può fare”.
E tu, nel frattempo, sei lì, al bar, che parli con un amico. E qualcuno al tavolo accanto ti sta registrando. E tu non lo sai. Questo è il problema che Nearby Glasses risolve. Non ti dà la soluzione. Ma ti dà la consapevolezza. Poi, se scopri che qualcuno ti sta filmando, quello che fai dopo (rissa, denuncia ai Carabinieri, testata nel naso) sono cavoli tuoi. Yves Jeanrenaud ti ha soltanto dato lo strumento di consapevolezza.
Perché metto l’accento su F-Droid? Perché è l’unico posto dove un’app come Nearby Glasses può esistere. Non Google Play: Google ha rimosso app simili perché “violano le policy sulla localizzazione”. (Chissà perché a Google dà fastidio che tu sappia quando un dispositivo Meta ti sta registrando. Chissà.) Non Apple: sugli iPhone non puoi nemmeno scansionare il Bluetooth in background (Chissà perché). Solo F-Droid. L’ecosistema libero, open source, senza censure. L’unico posto dove uno strumento che dice la verità al potere (e al fighetto al tavolo accanto) può sopravvivere.
Nearby Glasses non ha telemetria, non raccoglie dati, non ha pubblicità. È AGPL-3.0, puoi leggerne il codice, modificarlo, ridistribuirlo. Fa una cosa sola, la fa semplicemente, e la fa per te, non per il suo autore. F-Droid è il filosofo di Scarpina: risolve un problema che non sapevi di avere, in una maniera che Google Play non capirebbe mai.
Falsi positivi? Certo: un Meta Quest nei paraggi potrebbe far scattare l’allarme. Ma se non vedi nessuno con un visore VR infilato in testa, le probabilità che siano occhiali aumentano.

“Il filosofo è un tizio che risolve dei problemi che non sapevamo di avere, in una maniera che non riusciamo a capire.”
Grazie mille Michele