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Donazione completata! Il collettivo EXIT ringrazia!

Non perdiamoci di vista! Restiamo in contatto grazie  alle liste EXIT 😉

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Raccolta fondi per acquisto rilevatore di campo elettromagnetico [EXIT FROM 5G]

Esistono mappe e app che mostrano la copertura delle varie frequenze radio nazionali, ma nessuna di queste mappe vi dirà mai il livello di irraggiamento a cui i ripetitori vi stanno esponendo.

Alcuni studi indipendenti sulle nuove frequenze 5G stanno evidenziando importanti rischi a carico della salute umana e dell’ambiente e gli effetti di questi sembra peggiorino all’aumentare della stratificazione delle onde elettromagnetiche nell’etere (..2G+3G+4G+5G…) e all’aumentare della loro intensità.

Come se non bastasse si assistono nelle città a tagli di alberi apparentemente immotivati e c’è chi sostiene che le ragioni siano legate alla necessità di ridurre ostacoli che possano compromettere la propagazione delle nuove frequenze 5G.

E infine, come possiamo fidarci delle rassicurazioni di “uomini delle istituzioni” che da sempre, ma mai come in questo ultimo e tragico periodo storico, osserviamo perseguire esclusivamente e in grande sfregio della collettività interessi personali e particolari o di organizzazioni come l’OMS composte in gran parte da consulenti in rapporti strettissimi con case farmaceutiche e ancora di parlamentari europei in gran parte al soldo di lobbyes economiche e finanziarie?

Per tutta questa serie di ragioni abbiamo deciso di far partire un iniziativa dal basso che stiamo proponendo anche ad altre realtà indipendenti su tutto il territorio nazionale volta a misurare il livello di intensità dei campi radio, per poi raccogliere questi su piattaforma Libera (stiamo valutando con gli sviluppatori di OpenStreetmap questa possibilità) al fine di rendere pubblica ogni rilevazione.

Per iniziare dobbiamo prima poter disporre di uno strumento in grado di effettuare tali misurazioni. Abbiamo identificato tale dispositivo nel misuratore di campo “TES-593 elettrosmog METRO, 3 ASSI isotropico”  che comprese spese di spedizione e costi doganali dovremmo poter acquistare ad una cifra che si aggira intorno i 400€.

Per questa ragione abbiamo deciso di indire una colletta tramite Paypal, dove ognuno di voi potrà partecipare versando ciò che è nelle sue possibilità. Al raggiungimento dell’importo previsto partirà l’acquisto del misuratore.

Il misuratore verrà poi messo a disposizione di chiunque ne farà richiesta, nelle modalità che concorderemo e le persone potranno così in autonomia effettuata la misurazione, pubblicare i dati raccolti.

A questo punto non serve perdere altro tempo, siamo già in ritardo su tutto, se desiderate contribuire con una donazione cliccate sul pulsante qui sotto





Sull’utilizzo di servizi di Google, Facebook & C. a sostegno della nostra attività politica

Se crediamo nella necessità di impegnarci per un mondo migliore, dovremmo tenere sempre a mente un vecchio adagio: i mezzi sono più importanti dei fini. I mezzi modificano i fini (e anche le persone che li perseguono) lungo la rotta che si percorre per raggiungerli, è un’esperienza che ciascuna di noi ha vissuto.  C’è scritto anche nella carta dei principi della Rete Lilliput: “i mezzi che si utilizzano fanno parte dell’obiettivo.”

Queste considerazioni dovrebbero guidare tutte le nostre azioni, anche quelle quotidiane. Ma, soprattutto, dovrebbero stare alla base della nostra attività “politica“: usare Google, Facebook e compagnia non è solo Leggi tutto “Sull’utilizzo di servizi di Google, Facebook & C. a sostegno della nostra attività politica”

Lettera ai Gruppi di Acquisto Solidale

Chi siamo

Exit è un progetto dell’associazione Bije. Gruppo abbastanza vario e articolato, molti di noi portano avanti con dedizione e impegno l’esperienza dei Gruppi di Acquisto Solidale nella provincia di Verona.

Facciamo vari mestieri per sopravvivere, ma abbiamo una passione per le tecnologie libere. Alcuni di noi sono persone dotate di abilità (skill) informatiche, e quindi in grado di programmare e configurare software e hardware.

 

Cosa vogliamo fare

Vogliamo essere lasciati in pace dal meccanismo pubblicitario che sta distruggendo il pianeta. Non vogliamo cedere ogni informazione su di noi sul social di turno, né vogliamo farci sedurre dai loro servizi gratuiti. Non vogliamo essere tracciabili e riconoscibili perché non sopportiamo l’idea di essere tutti controllati, schedati, catalogati e soprattutto non ci piace ciò che “loro” fanno con le nostre informazioni.

Vogliamo essere il più possibile esenti dalla dominazione del potere e del denaro. Siamo esseri liberi di pensiero e ci impegniamo per rendere libera il più possibile la rete dalla dominazione del nuovo ordine mondiale, del “web 2.0” e dei big data. Oppure, se non ci riusciamo, almeno fare dei simpatici scherzi, per esprimere il nostro dissenso.

Cosa chiediamo ai GAS

Realtà locali, relazioni umane autentiche, rispetto per la terra, l’acqua e la dignità dei lavoratori. Sono i principi che animano il movimento dei Gruppi di Acquisto Solidale, e che sono messi a repentaglio dalla rivoluzione digitale.

Un piccolissimo gruppo di aziende del web 2.0, Google, Apple, Facebook, Amazon e pochissime altre, sta monopolizzando la comunicazione, il commercio, il lavoro, l’economia e la finanza del mondo.

Ogni volta che facciamo un clic, un like, una condivisione, riveliamo qualcosa di noi e dei nostri interlocutori, che sarà usato per aumentare il loro potere e trasformare i rapporti economici in qualcosa di cieco e immorale.

Per questo motivo dobbiamo distinguerci non solo rispetto ai contenuti delle nostre comunicazioni, ma anche rispetto ai mezzi. Se usiamo un mezzo sbagliato (twitter, facebook, gmail, whatsApp, etc.) anche il messaggio ne sarà contaminato. Qualunque sia il suo contenuto.

Almeno tra di noi, usiamo degli strumenti di nostra proprietà, che non rivelino a terzi i nostri dati, e che non arricchiscano il sistema perverso contro cui stiamo combattendo.

 

A che punto siamo

Da oggi il server di EXIT, da noi affettuosamente chiamato 3x1t, è finalmente completo.

Una miriade di servizi anti-Bestia è a disposizione di tutte le persone che vorranno liberarsi dal controllo e dalla acquisizione malevola dei nostri dati.

Cosa è possibile fare?

  • aprire un account di posta elettronica del tipo nome_utente@3x1t.org,
  • aprire un account su Conversations, il sistema di messaggistica su telefono cellulare che non vi spia, su server 3x1t,
  • usare il fantastico cloud autogestito di 3x1t.

E che sarà mai il fantastico cloud autogestito di 3x1t? È il meccanismo che, grazie al software Nextcloud, vi consentirà di sincronizzare, tra i vostri dispositivi elettronici (PC, tablet, smartphone), la vostra rubrica dei contatti, il vostro calendario, video, audio, foto e altri file (con moderazione), SENZA TRAVASARE INCONSCIAMENTE OGNI VOSTRO DATO SUI SERVER DI GOOGLE & C. Tutti i dati saranno conservati nel nostro e vostro server, e nessuno ci guarderà dentro.

Tutto quello che vi chiediamo è di partecipare alle spese di gestione e manutenzione del server, associandovi all’associazione BIJE/EXIT (www.3x1t.org e www.bije.it). Per il 2019, la quota è stata fissata in 20€.

 

vengo anch’io!” (come partecipare)

Abbiamo tutta una serie di sistemi telematici per entrare in contatto, mica per niente siamo nerd, ma ci piace di più il contatto umano. Se potete, partecipate ai nostri incontri in cui si spiega come usare i nostri sistemi anti-spia. Il prossimo è qui: Pillola rossa. Ma siamo anche disposti a venire da voi, per presentare il nostro progetto e “Come sopravvivere all’era digitale,” il libro-manifesto di EXIT. Scriveteci, vi risponderemo.

Se invece siete proprio smart, o non potete a breve organizzare incontri, compilate il modulo di iscrizione su https://www.3x1t.org/contatti/ specificando che volete iscrivervi all’associazione.

Se vi collegate a https://lists.3x1t.org/ potrete iscrivervi alle liste di discussione/informazione. Cliccate sulla/e lista/e che vi interessa per completare l’iscrizione. Non occorre essere soci per usufruire di questo servizio:

  • Exit è la lista di discussione classica, a cui tutti possono inviare mail,
  • exit-news è la newsletter,
  • tixe è la mailing list di chi vuole partecipare all’attività associativa o tecnica di EXIT.

Aziende – Dove finiscono i tuoi dati?

Perché proteggere i nostri dati

Ogni azienda ha i propri dati riservati: quelli riguardanti la propria tecnologia, l’organizzazione, il modo con cui gestisce la clientela, ma anche i rapporti con i lavoratori e i collaboratori, e le notizie sensibili che riguardano tutti questi soggetti, che confidano implicitamente che questi dati siano correttamente custoditi.

Varie leggi regolano il modo con cui questi dati dovrebbero essere tenuti, ma spesso siamo noi i primi a renderci conto che la tecnologia digitale progredisce così rapidamente che queste leggi diventano rapidamente obsolete. Fa un po’ ridere oggi, nell’epoca del cloud e della presenza ubiqua dei nostri dati, leggere di norme ancora in vigore che parlano di backup conservati in armadi ignifughi sotto chiave.

L’esempio più lampante è la recente GDPR, che era obsoleta prima ancora di uscire sulla gazzetta ufficiale, e che all’epoca della sua entrata in vigore era già bella che preistoria.

Ciò che le leggi si ostinano a ignorare è che esiste un numero ristretto di aziende che controllano tutti i canali di comunicazione utilizzati dalle persone, e che questo fatto inevitabilmente coinvolge le aziende.

 

Usare i servizi di Google

Alcune aziende usano correntemente i servizi di email e cloud offerti da Google. Questo fatto comporta che dati importanti dell’azienda siano conservati nei server di Google, azienda americana, quindi operante in uno stato estero, con una legislazione che, in caso di contenzioso, ovviamente tutelerà il cittadino USA (Google) a scapito del cittadino estero (la vostra azienda).

Non è però questo il solo problema, né purtroppo quello principale: l’aspetto più preoccupante è il sistematico prelievo (noi preferiamo chiamarlo ‘furto‘) dei dati e il loro utilizzo a scopo commerciale.

Secondo quanto ammesso da Google nei propri termini di servizio, il colosso di Mountain View legge la posta elettronica dei suoi utenti. Le e-mail in entrata e in uscita vengono automaticamente analizzate dal software per elaborare i profili di chi usa la posta elettronica Gmail.

Queste rivelazioni descrivono in modo esplicito il modo in cui il software di Google esegue la scansione delle e-mail degli utenti, sia quando i messaggi sono archiviati sui server di Google sia quando sono in transito, una pratica controversa che è da molto tempo al centro di un contenzioso, ma a quanto pare solo negli USA.

A chi gli rimprovera di agire in modo scorretto, Google risponde che gli utenti acconsentono implicitamente alla sua attività, riconoscendola come parte del processo di consegna della posta elettronica. Questo è il significato dei noiosi avvisi che ogni tanto compaiono all’apertura di Gmail, e che tutti bellamente ignorano.

Non si tratta di persone pagate per spiare le email, ma di sistemi automatizzati (la cosiddetta Intelligenza Artificiale) che analizzano i contenuti (inclusi i messaggi di posta elettronica) per fornire servizi molto potenti, come risultati di ricerca personalizzati, pubblicità personalizzata e rilevamento di spam e malware. Questa analisi avviene su tutti i contenuti in transito presso qualunque casella gmail.

 

Quali dati sono prelevati da Google

Pensate a cosa passa attraverso le caselle di posta elettronica e il cloud dei vostri key-man: progetti, strategie, dati tecnici, punti di forza e di debolezza dei vostri prodotti, lamentele, non conformità, relazioni con i clienti, dati contabili, eccetera.

Ma questo prelievo ingiustificato di dati sensibili non avviene solo ai danni degli utenti Gmail. Evidentemente, anche di chi non usa, ma ha la sventura di comunicare con un utente Gmail, avrà la posta letta, analizzata e conservata in server oltreoceano. Le responsabilità aziendali si estendono, evidentemente, anche sui dati degli interlocutori della posta elettronica.

E nemmeno chi non usa questi servizi può ritenersi al sicuro: molte aziende non hanno un servizio email interno, e si limitano talvolta a concedere ai propri collaboratori un indirizzo virtuale del tipo tizio@aziendaX.it. Il collaboratore in genere farà deviare la corrispondenza ricevuta a questo indirizzo su un indirizzo gmail personale, travasando su Google tutti i dati aziendali.

Inoltre, se l’azienda non fornisce un cloud adeguato ai dipendenti, è quasi certo che questi condividano i loro documenti su un servizio come Google Drive. Quali documenti? Ancora: progetti, strategie, dati tecnici, punti di forza e di debolezza dei vostri prodotti, lamentele, non conformità, relazioni con i clienti, dati contabili, eccetera.

Cosa fa Google di questi dati? Ufficialmente, come detto, li utilizza solo per propri fini commerciali. Ma, per come la vediamo noi, il fatto che i nostri dati riservati aziendali rimangano per sempre nei loro server non ci fa stare affatto tranquilli. Anzi, è una garanzia che verranno utilizzati certamente contro di noi, non appena i loro sistemi di intelligenza artificiale saranno così sofisticati da capire come utilizzarli.

 

Come si risolve il problema

Il problema si risolve riappropriandosi dei dati. Prima di tutto l’azienda deve avere un proprio servizio di posta elettronica, meglio se allocato su un server proprio (anche virtuale). Poi occorre fornire ai propri dipendenti e collaboratori, impiegati, personale commerciale, quadri, dirigenti, soci, etc, un cloud usabile e ad alte prestazioni, in modo che non abbiano la tentazione di rivolgersi ai servizi succhia-dati di qualche membro della Bestia.

Esistono strumenti open-source come NextCloud oppure OWNcloud che funzionano egregiamente, seguiti da comunità di sviluppo molto attive, che possono essere installate in qualunque azienda, con precisione e adattamento sartoriali.

Se sei interessato a una proposta di questo tipo, contatta EXIT a questo indirizzo.